La storia e l'utilizzo dei cani in guerra, dall'antichità a oggi, in un testo esaustivo
pubblicato nel 2011 da Airplane -Alberto Perdisa Editore

Dal 23 febbraio 2011 sarà nelle librerie nazionali I cani in guerra: da Tuthankamon a Bin Laden (Airplane - Alberto Perdisa Editore, 450 pagg., € 28,00), di Giovanni Todaro. Si tratta con ogni probabilità del testo storico-scientifico più documentato mai pubblicato in Italia per quanto riguarda il tema ed è frutto di un approfondito studio cinologico, militare e storico. Il testo analizza la selezione, la storia e soprattutto l'utilizzo sul campo dei cani in guerra, privilegiando l'aspetto funzionale in quanto, come si sa, in ambito militare viene utilizzato solo ciò che ha le caratteristiche per un utilizzo concreto e affidabile. Il libro non tratta solo i cani comunemente ritenuti adatti come "cani da guerra", per esempio determinati molossoidi e lupoidi, ma i "cani in guerra", che è tutt'altra cosa. Per meglio chiarire, si consideri a esempio che la razza più decorata nella storia di Francia è il barbet, nonché il suo diretto discendente, il barbone. Insomma, non è vero che in battaglia serva solo ciò è grande e minaccioso, e questo vale in particolare modo per i cani.
I cani in guerra: da Tutankamon a Bin Laden non è un libro a favore della guerra, ma solo un testo che evidenzia quanto siano stati utili, e lo siano tuttora, questi animali, la cui unica colpa è di essere fedeli all'uomo, seguendolo ovunque e condividendone inconsciamente grandi gesta e grandi ignominie. Come illustrato nel libro, in determinate situazioni storiche i cani hanno svolto compiti bellici che oggi potremmo definire positivi o negativi, ma non per colpa loro. I cani si limitano a fare ciò che l'uomo gli chiede. Incluso il ricercare ordigni esplosivi con grande rischio, come in Iraq e Afghanistan, salvando così ogni giorno molte vite umane.
La trattazione dell'opera parte dal XVIII secolo a.C., quando gli hyksos invasero l'Egitto portando al loro seguito grandi e potenti cani da battaglia, e arriva fino a oggi. L'analisi storica effettuata ha portato a risultati di grande importanza, sfatando molti luoghi comuni che circolano anche fra gli esperti cinofili. Per esempio, gli antichi cani detti "molossi" non erano affatto molossoidi e li si chiamava così solo perché selezionati e usati in Molossia, nell'odierna Grecia; il molosso usato dai legionari romani, il canis pugnax, non veniva affatto impiegato in battaglia, e certo non aveva nulla a che fare con molti mastini napoletani odierni, troppo pesanti e linfatici; le legioni romane che invasero la Britannia non si scontrarono mai con i pugnaces Britanniae dell'isola, come invece si continua a scrivere, e questi cani erano i progenitori dell'irish wolfhound e non certo del mastiff, oggi frequentemente troppo grande e poco mobile. E così via, fino ai giorni nostri, svelando che certe razze ritenute oggi quasi da salotto hanno in realtà una storia militare secolare ed erano considerati a livello internazionale non utili ma addirittura basilari, come il collie, l'airedale, il bloodhound e il terranova. Oggi le razze usate a livello militare sono altre – i pastori tedeschi, belgi e olandesi e persino i labrador – ma non perché siano migliori di altre. Sono solo più adatte agli scenari e utilizzi bellici attuali. La selezione in ambito militare ha portato al successo molte razze canine. A volte invece si è risolta in fallimenti, anche con razze specificamente create per fini bellici, come verificatosi con il terrier nero russo, il cane lupo cecoslovacco o il cane lupo sudafricano.
Quasi tutte le razze o tipi di cani sono state utilizzate in guerra per millenni, persino i cani da caccia che negli ultimi due secoli sono generalmente ritenuti inaffidabili a livello militare in quanto istintivamente troppo attratti da eventuale selvaggina. Eppure, gli ungheresi nella Prima guerra mondiale li usarono. Anche i cani da slitta eschimesi furono usati in guerra in Europa, per trainare slitte e carri con rifornimenti e per trasportare feriti, così come i sanbernardo, i maremmani-abruzzesi, i cani da montagna dei Pirenei e tanti altri. Del resto, gli utilizzi dei cani in ambito militare furono e sono molteplici: da battaglia, portaordini, stendi-cavi, soccorso, vigilanza, anti-sommossa, anti-esplosivi, perlustrazione e così via. Alcune razze furono talmente impiegate in guerra – come lo straordinario mastino belga – da estinguersi. Del resto, solo nella Prima guerra mondiale si calcola che morirono circa un milione di cani militari. Anche i piccoli cani, di razza o meno, diedero un enorme aiuto alle truppe di tutti gli stati, contrastando i ratti che a milioni nelle trincee attaccavano persino i soldati addormentati e distruggevano quote non insignificanti di scorte alimentari. E, da sempre, se i soldati non mangiano le battaglie si perdono. Quest'ultimo aspetto è particolarmente importante. Molti pensano che il cane in guerra sia valido solo in modalità d'attacco, mentre invece la guerra si compone di attacco e difesa. Salvaguardare depositi, basi, ferrovie e altro significa mantenere le basi logistiche e rifornire le truppe, e i cani svolgono questi compiti con straordinaria efficacia, riducendo il numero dei soldati necessari alla vigilanza. Questo anche secoli fa.
I cani salvarono la vita a grandi personaggi della storia: nel 331 a.C., durante la battaglia di Gaugamela, Alessandro Magno cadde da cavallo e stava per essere calpestato da un elefante da guerra persiano. Lo salvò il suo fedele molosso Peritas, che con straordinario coraggio azzannò il pachiderma al labbro, finendo ucciso ma salvando il padrone. Napoleone Bonaparte, nel marzo 1815, fuggendo rocambolescamente dal suo esilio all'isola d'Elba, cadde in mare da una scialuppa che lo portava a riva e, non sapendo nuotare, stava affogando. Fu a quel punto che il terranova di alcuni marinai lo vide e si tuffò, raggiungendolo e tenendolo a galla fino all'arrivo dei soccorsi. Una volta in salvo, Napoleone Bonaparte disse, "Qui, signori, un cane ci insegna una lezione di umanità". In alcuni casi i cani fecero però addirittura perdere le battaglie, come avvenne nel 525 a.C. a Per-Amun, quando il re persiano Cambise II diede ordine di porre davanti al suo esercito, in pratica come "scudi animali", alcuni animali sacri agli egizi, inclusi i cani. Gli egizi cessarono il tiro proprio per paura di colpire qualcuno di questi animali, persero la battaglia e l'Egitto fu conquistato. Secoli dopo, mancò poco che un cane facesse scoppiare un pericoloso incidente diplomatico fra gli imperi russo e tedesco. Difatti, il cancelliere Otto von Bismarck – grande appassionato di alani, famoso per il suo motto I grandi uomini hanno grandi cani – stava discutendo con il ministro degli Esteri russo, Aleksandr Mikhailovich Gorchakov, di una questione di grande importanza e cioé dell'Alleanza dei Tre imperatori, quando sorsero delle divergenze. A un certo punto i toni si alzarono, con la conseguenza che Tyras, l'alano che von Bismark aveva sdraiato a fianco (gli serviva per valutare le persone, se il cane le ignorava erano affidabili), ritenne il padrone in pericolo e, come un lampo, balzò su Gortschakoff, ribaltandolo con tutta la poltrona e tenendolo minacciosamente bloccato sul pavimento, anche se non mordendolo. Immediatamente, il mortificato Bismarck (ma alcuni pensano che in realtà fosse ben conscio che sarebbe finita così, Bismarck era un tipo "goliardico") allontanò Tyras, aiutò l'uomo a rialzarsi e porse le sue scuse ripetutamente, che fortunatamente il primo ministro russo accettò. L'accordo, nonostante il disastroso intermezzo, alla fine fu raggiunto.
I cani, sempre inconsapevolmente, collaborarono a volte in eventi riprovevoli, come nei lager nazisti, gulag sovietici, lungo il Muro di Berlino o in Iraq, e raggiunsero l'utilizzo più orrendo con i conquistadores spagnoli, che in America li utilizzarono per verie e proprie stragi di indios. Ma, come detto, il cane era solo il fedele e innocente compagno dell'uomo, nel bene e nel male. In pratica, una vittima anch'esso. L'uomo invece sovente fu ingrato. Quando non servirono più, li abbandonò o li soppresse, come fecero i conquistadores o lo stesso esercito statunitense dopo la guerra del Vietnam. Ma peggio di tutti, probabilmente facemmo noi italiani. Durante la Prima Guerra mondiale, quando le nostre truppe abbandonarono le linee sull'Adamello, la grande massa di cani in servizio fu semplicemente lasciata alla catena. Quelli che non morirono di stenti e che riuscirono a liberarsi furono tutti uccisi a fucilate dagli abitanti dei paesi circostanti, che pure avevano difeso eroicamente, perché si avvicinavano alle case in cerca di cibo. Disturbavano.

 

I cani in guerra. Da Tutankhamon a Bin Laden, di Giovanni Todaro, Airplane, 2011,
450 pagg., Euro 28,00, ISBN: 8883725131, ISBN-13: 9788883725135
www.gruppoperdisaeditore.it