La storia e l'utilizzo dei cani in guerra, dall'antichità a oggi, in un testo esaustivo
pubblicato nel 2011 da Airplane -Alberto Perdisa Editore

… L'insegnamento dato dalle
guerre degli ultimi decenni è che magari è relativamente facile vincerle in campo aperto, dove la superiorità in mezzi e armamenti fanno subito la differenza, ma che è praticamente impossibile cessare il conflitto se il nemico è determinato e si affida alla guerriglia.
Il fatto è che le guerre dell'antichità e medievali erano
dettate dalle armi disponibili e anche da diverse e universali concezioni. Quando Roma, nel I secolo d.C., inviò le legioni per domare la rivolta giudaica (attuata da una minima parte della popolazione) dovette affrontare anche allora i terroristi, che però potevano solo limitarsi a pugnalare improvvisamente un singolo soldato romano – con un pugnale, che i romani chiamavano "sica", da cui il termine "sicario" – o al massimo un piccolo gruppo. In termini numerici, in pratica, i rivoltosi potevano fare ben poco. Oggi, un singolo rivoltoso può usare l'esplosivo e causare la morte di decine o anche centinaia di persone. Sempre nel caso di Roma e delle Guerra giudaica, ma vale per molti altri casi storici, la reazione dell'impero poteva essere quella del semplice sterminio della popolazione, colpevoli o innocenti
he si fosse. Lo storico Giuseppe Flavio, che descrisse la Guerra giudaica e l'assedio di Gerusalemme essendone spettatore (era un leader della rivolta, passato poi ai romani), riferisce che le vittime furono circa un milione. Intere regioni rimasero prive di persone. Esagerata o no la cifra, i romani eliminarono fisicamente tutti coloro che si trovarono contro, e in alcuni casi anche quelli che avrebbero potuto farlo solo in teoria. Oggi, naturalmente, non sarebbe pensabile e accettabile
un simile genocidio.

Le guerre del Vietnam, Afghanistan (sovietica prima e della coalizione poi) e Irak insegnano
proprio che un nemico molto determinato che lotti con la guerriglia non è battibile. Perde in battaglia, ma continua con gli attentati. É disposto a subire perdite terribili, mentre gli eserciti nazionali devono comunque tenere conto dell'opinione pubblica. Alla fine, abbandonano. Anche le tecniche usate contro la minaccia più terribile e cioè gli attentati esplosivi, non bastano. Gli stessi cani usati per rilevare questi ordigni, pur facendo un grande lavoro, non sono sufficienti, né sempre utilizzabili. Vediamo perché.
In Irak e Afghanistan un altissimo numero di vittime è causato dai cosiddetti IED (Improvised
Explosive Device), ossia bombe artigianali piazzate dai guerriglieri. Sono stati utilizzati in vari conflitti in tutto il mondo, incluse la Prima guerra cecena (1994-96) e la Seconda
(1999-2008). L'esplosivo, a parte quello fornito da governi conniventi o da associazioni terroristiche internazionali, lo si trova smontando i tanti proiettili e bombe inesplose usate nel conflitto da anni o conservate nei depositi militari poi abbandonati. Secondo il Pentagono, 250.000 tonnellate (su un totale di 650.000 tonnellate) di ordigni iracheni sono stati saccheggiati dai ribelli.
In mancanza d'altro, gli esplosivi vengono preparati da persone esperte miscelando fertilizzanti chimici e altre sostanze. Questi ordigni, con funzionamento a pressione o elettronico (un semplice telefono cellulare) oppure fatti esplodere a distanza grazie a fili nascosti e inneschi elettrici (ma anche direttamente da suicidi), possono distruggere qualsiasi mezzo, tutto dipende
dalla quantità di esplosivo e dalla posizione e distanza dall'obiettivo. Anche se il mezzo rimane solo danneggiato – nel caso di una colonna, solitamente la deflagrazione avviene durante il passaggio dei primi – quelli successivi rimangono bloccati, venendo bersagliati improvvisamente da granate razzo anticarro. Si capirà pertanto che la velocità di spostamento sia basilare, e nel contempo che non si possano usare i cani anti esplosivo davanti ai mezzi blindati per il semplice motivo che le operazioni sarebbero troppo lente. Anche la precauzione di fare controllare preventivamente la strada da percorrere non è bastante, in quanto gli IED (su tratti di decine di chilometri) possono essere piazzati subito dopo l'ispezione.

Diverse bombe di questo tipo sono composte da un tubo che all'esplosione lancia ad altissima velocità anche un pesante penetratore metallico che sfonda le blindature dei mezzi, esponendo l'equipaggio a tutto ciò che ne consegue. Altri IED, magari diversi e collegati al fine di esplodere simultaneamente, sono invece all'interno di contenitori ripieni di chiodi, bulloni e pezzi di ferro. Oltre che nei cani, contro questi ordigni i soldati possono solo sperare di non incontrarne o che siano stati preparati da persone non esperte. Naturalmente i cani non possono nulla nel caso di auto o camion-bomba guidati da suicidi, in quanto non sono in grado di percepire l'odore dell'esplosivo su un mezzo in velocità. Per parare questa eventualità, gli unici in grado di farlo sono i soldati.
Alcuni IED di recente ideazione sono rilevabili solo dai cani, in quanto l'esplosivo è contenuto in scatole di legno e l'innesco elettrico – prima formato da un circuito con due lamelle metalliche tenute separate da un distanziatore fino al momento dello scoppio – è ora di grafite. Il fatto che siano di legno, quindi le pur pericolose schegge non sono efficaci come quelle metalliche, ha fatto sì che l'esplosivo utilizzato sia il nitrato di ammonio, che provoca una devastante forza d'urto. Per fortuna, però, questo esplosivo viene ben rilevato dai cani. Secondo uno studio dello statunitense Homeland Security Market Research, l'uso degli IED dal 2007 è aumentato del 400% e, a dimostrazione di quanto siano letali, anche il numero dei relativi decessi è aumentato del 400%, mentre quello dei feriti è balzato al 700%. Questi ordigni in Afghanistan sono la principale causa di morte per i soldati USA. In Irak causano almeno il 40% delle morti fra i soldati della coalizione. Basti pensare che, secondo i dati diffusi dal Pentagono, in Afghanistan nel solo mese di aprile 2009 esplosero ben 1.059 IED.

Nonostante la necessaria lentezza dei loro interventi, i cani – addestrati in diversi centri militari, di cui uno dei più importanti è Lackland Air Force Base, in Texas – sono il modo più efficace per l'individuazione degli IED e delle mine in generale.
Naturalmente i guerriglieri piazzano questi ordigni cercando di eludere l'olfatto dei cani, anche inserendole nelle carcasse in decomposizione di animali o appendendole in alto, su alberi o pali della luce. Sono stati inseriti persino all'interno di tronchi d'albero e dentro i muri, cementandone poi i buchi. In altri casi sono state appese a cani suicidi (naturalmente inconsapevoli) addestrati dai guerriglieri, anche se la stessa popolazione si è indignata per questo uso. In Afghanistan in questo modo è stato usato anche un asino. In pratica, come avviene da secoli nelle guerre, a ogni azione del nemico, corrisponde una reazione degli altri. É il classico "gioco del gatto e del topo".
A volte i guerriglieri posizionano i loro ordigni in modo da farli fiutare facilmente dai cani, che hanno una reazione fin troppo decisa. In questi casi, senza avvicinarsi oltre, dev'essere il conduttore a capire che l'intervento è troppo facile e quindi sospetto. Di norma in questi casi ci sono intorno altre bombe più sensibili e meglio occultate piazzate apposta per uccidere cane e conduttore.
Non sono state poche le vittime di tali trucchi. Come detto, le razze più utilizzate – dopo un'attenta selezione individuale, che è ancora più severa per i conduttori – sono il pastore tedesco e in misura ancora maggiore il labrador e il pastore belga malinois. Gli inglesi usano soprattutto questi ultimi, così come i francesi (tutti esemplari maschi).

I francesi, i cui conduttori si fidano talmente dei loro cani da ritenere che siano in grado di scoprire al 90 per cento eventuali ordigni esplosivi (dicono, "i cani hanno qualcosa di meglio di qualsiasi macchina: l'istinto") usano i malinois perché, come il pastore tedesco ma non il labrador, sono in grado di fare tutto. Un malinois di soli 30 kg. è in grado di saltare e mordere una persona a due metri d'altezza o di atterrare un uomo robusto, così come di sfondare il vetro di un automezzo usando una particolare museruola metallica. Dopo un addestramento di quattro mesi i cani anti esplosivo sono in grado di riconoscere varie sostanze di questo tipo, come il nitrato di ammonio, cordite, plastico o dinamite e individuare le bombe anche se sotterrate a un metro di profondità.
Ma questo lo dicono loro, e personalmente non ci credo, a meno che l'ordigno non sia stato sepolto da parecchio tempo, per cui le particelle odorose dell'eplosivo gradualmente saturano quel punto. Asseriscono anche che i loro cani sono in grado di percepire l'odore dell'esplosivo, in caso di vento a favore, anche a un centinaio di metri di distanza.
Può darsi. Dopo il servizio, frequentemente i conduttori francesi ricevono i loro cani in affidamento e li tengono con loro, tranne gli esemplari ritenuti troppo aggressivi e che vengono soppressi o tenuti nei canili militari. I militari italiani usano spesso i pastori tedeschi e i malinois,
addestrati con diverse specializzazioni: EDD (ExplosiveDetection Dog, ricerca di esplosivi di ogni tipo, trappole esplosive in superficie o nascoste su automezzi o infrastrutture) e MDD (Mine Detection Dog, ricerca di mine e ordigni esplosivi collocati sotto il terreno).
Alcuni sono scout, per cui sono addestrati per entrambe queste ricerche e cioé sia l'individuazione di depositi di esplosivi sia di mine o IED, nonché a riconoscere e segnalare a distanza la presenza di elementi ostili. Poi ci sono i patrol, da pattuglia, impiegati per ricercare elementi ostili. Possono svolgere anche compiti di sorveglianza, sicurezza e ordine pubblico. Nel marzo 2003, nell'ambito della missione "Endouring Freedom", furono inviati quattro cani con addestramento MDD (Megan, Mapi, Malek e Molly) e quattro EDD (Bax, Brit, Alex e Jain).

Tutti i cani provengono dal Gruppo Cinofilo dell'esercito, creato nel 2000 in seno al Centro Militare Veterinario (Cemivet) di Grosseto, istituito nel 1870. E' un reparto dotato di un proprio comando e specializzato nell'allevamento e addestramento dei cani nelle differenti specializzazioni e che vengono forniti ai contingenti militari all'estero, nonché a quelli operanti in Italia. La Compagnia cinofila e' composta da quattro plotoni, ognuno dei quali formato da dodici unità cinofile (conduttore e cane), più altro personale di supporto tecnico e logistico. Fra gli altri militari, il personale permanente comprende nove istruttori cinofili, otto conduttori cinofili addetti all'allevamento e due "cinieri" (che sono civili di supporto per la cura e l'addestramento dei cani). Inizialmente i cani venivano acquistati all'estero ma ora ci si avvale di un allevamento interno, anche perché nel Centro Militare Veterinario lo spazio certo non manca, visto che si tratta di 560 ettari, buona parte dei quali agricoli. Ci si allevano e selezionano – infatti è il più grande allevamento italiano di equini – anche i cavalli e un tempo pure asini e muli, di cui rimane un numero esiguo solo a ricordo delle eroiche gesta di questi animali.
Il Centro Militare Veterinario, comandato da un colonnello veterinario coadiuvato da ufficiali del Corpo veterinario, provvede anche alla formazione militare e professionale del personale con corsi di aggiornamento per gli ufficiali dei corpi tecnici, logistici e veterinari, nonché corsi di formazione per conduttori cinofili. Il prestigio di questa centro militare è tale da rappresentare un punto di riferimento anche per il mondo scientifico e universitario.
Ogni anno, i migliori 60 studenti prossimi alla laurea – scelti fra quelli di tutte le facoltà di veterinaria italiane – partecipano a un campus di quindici giorni all'interno del Centro. Per quanto riguarda l'allevamento cinofilo, è specializzato per il pastore tedesco (ha un proprio affisso ENCI), con undici fattrici e due stalloni. I cani vengono anche addestrati per la ricerca di persone, di esplosivi, per la difesa personale, guardia e pattuglia. Vengono allevati e selezionati anche pastori belga malinois e labrador. Fino a una decina di anni fa si allevavano anche rottweiler, ma ora non più. Anche i dobermann venivano usati, ma, come per il rottweiler, il loro apprendimento è stato giudicato meno veloce. La stessa cosa si sta verificando con il labrador.

A prescindere dalla razza, nel caso di esemplari provenienti dall'esterno, le linee di sangue scelte privilegiano esemplari la cui ascendenza proviene dal mondo del lavoro o operativo.
Sono molto apprezzati i pastori tedeschi provenienti da allevamenti dell'ex Patto di Varsavia, in quanto, come già riferito, in quell'area questi cani venivano e vengono selezionati per scopi utilitaristici, e non estetici. In effetti i pastori tedeschi utilizzati dai militari italiani sono sovente grigi o neri, e non nero focati com'è la norma in Italia. Naturalmente, i cani vengono inviati in missione a seconda della specializzazione e non in base alla razza. Per esempio, nell'aprile-settembre 2002, con la missione ISAF in Afghanistan, furono inviati i pastori tedeschi Monty e Grando (addestramento Patrol), avvicendati dal pastore tedesco Lexor e dal malinois Justy (sempre Patrol) .
I cuccioli ritenuti morfologicamente e caratterialmente non adatti vengono affidati a persone selezionate, mentre per quelli validi da 2-4 mesi d'età inizia la fase di socializzazione. Devono abituarsi a muoversi fra la gente, i mezzi a motore e a quant'altro incontreranno nei futuri servizi. Dopo si passa a un primo addestramento, a seconda della specializzazione alla quale è destinato l'esemplare.
Già in questa fase sono assegnati al proprio conduttore, un'amicizia, collaborazione e fiducia reciproca che di norma dura tutta la vita visto che il cane una volta cessata l'attività viene donato al conduttore, che lo accoglie in famiglia. I metodi di addestramento, con varie fasi di crescente difficoltà (anche con disturbo) sono sempre basati sulla dolcezza e rispetto per l'animale, e naturalmente sul gioco per quanto riguarda alcune specializzazioni.
Per esempio, come già scritto, il cane antimina gioca a cercare una pallina impregnata dagli odori che dovrà ricercare, come gli esplosivi. Al cane si indica cosa deve fare ricorrendo anche alla tecnica del "clicker trainer", una sorta di cicalina da abbinare agli ordini da dare all'animale, per rafforzarli ed estenderli nello spazio. Nelle vicinanze del Centro, ovviamente sempre in area militare, è stato creato uno scenario di guerra con situazioni simulate nel quale conduttori e cani si esercitano. In totale, l'addestramento dei cani dura 10 mesi, seguito da un altro di un mese all'estero, in Kosovo. I cani rimangono in servizio 8-10 anni. Vista l'efficacia dei cani anti esplosivi, si penserebbe che l'esercito USA ne abbia messi subito in campo moltissimi, ma non è così. Sono parecchie centinaia, certo, ma comunque insufficienti.
La richiesta dettata dalla pericolosa situazione è stata sempre molto superiore alla disponibilità, e questo nonostante la numerosa presenza di agenzie di "contractor" (per un totale di almeno 50.000 uomini), ossia organizzazioni private paramilitari, che sono dotate di tali cani.

Solo all'inizio di aprile 2010 le critiche sui mezzi tecnologici messi in campo – sofisticati, ma del tutto inferiori ai cani nonostante i costi iperbolici – hanno spinto il Comando a inviare più cani addestrati in Afghanistan e Irak. Di conseguenza, ne sono arrivati prima 25 e poi 120. C'è da dire che il nuovo esercito iracheno, finanziato e addestrato dalla coalizione, non ha mai gradito di utilizzare i cani per motivi religiosi. Sono ritenuti esseri impuri. Tuttavia, l'evidente efficacia di questi esemplari addestrati, unita all'inefficacia delle apparecchiature tecnologiche e al terribile numero di attentati dinamitardi che si verificano ogni giorno, stanno lentamente convincendo l'esercito iracheno. Sotto il regime di Saddam Hussein i cani venivano usati solo negli aeroporti, terminal di autobus, stazioni ferroviarie e porti. Dopo le pressioni degli USA e degli alleati della coalizione, l'Irak ha accettato una cinquantina di cani anti esplosivo e da perlustrazione a Baghdad, più un'altra ventina assegnati nelle varie province. Da notare che i cani vengono assegnati solo ai volontari, che socializzano durante un periodo formativo di 45 giorni. Ma, vista la situazione, si stima che di cani ne servirebbero almeno 1000. A ben pensarci, ciò accade proprio
in Mesopotamia, la terra degli antichi assiro-babilonesi che allevarono, addestrarono e utilizzarono in battaglia formidabili cani da guerra. Ma questa è la Storia, tutto cambia, tutto torna. I cani addestrati messi a disposizione dagli USA hanno un costo di circa 8500 dollari l'uno, senza contare il cibo e le spese veterinarie, e di solito rimangono in servizio 8-9 anni, che non è certo poco in situazioni come quelle afgane e irachene. I cani naturalmente vengono utilizzati anche per individuare le mine, specie quelle antiuomo che ogni anno continuano a uccidere e storpiare innocenti. Mine magari piazzate decenni prima e dimenticate, ma che rimangono sempre attive. In Afghanistan, per esempio, sono state poste milioni di mine da sovietici, mujaheddin e talebani.
La neutralizzazione di questi ordigni è attuata dal Mine Detection Center di Kabul, in seno al Mine Action Program coordinato dalle Nazioni Unite. Gli USA in tal senso hanno concesso e concedono tuttora grandi finanziamenti per eliminare le mine. I cani antimina, inizialmente provenivano dalla Thailandia, poi dalla Germania.
Sono soprattutto pastori tedeschi e belgi malinois, ora allevati nei pressi di Kabul grazie a sovvenzioni erogate da una serie di governi stranieri che permettono lo prosecuzione del lavoro a tecnici, artificieri (che ricevono un salario mensile di soli 300 euro, comprendenti il vitto), paramedici, veterinari, istruttori e, naturalmente, cani. L'addestramento – come avviene ovunque – è basato sulla dolcezza e sul gioco, visto che il cane proprio questo fa. Gioca, senza sapere di farlo con la morte. Quando ha ben imparato, a circa 20 mesi d'età, comincia a essere utilizzato nella ricerca di mine e, se non gli capita nulla, dopo nove anni viene ritirato dal servizio attivo. Eppure in 20 anni le mine ne hanno uccisi solo cinque, mentre gli artificieri deceduti (anche assassinati dai talebani, sebbene il Centro sia rigidamente neutrale) sono stati quattro volte di più.
I cani sono stati usati da appartenenti all'esercito statunitense anche in azioni illegali e brutali, come l'aizzarli contro prigionieri terrorizzati e indifesi, trattenendoli appena il bastante affinché non potessero azzannare, e in altri facendoli addirittura mordere. Soldati di altri eserciti, anche negli ultimi decenni, hanno fatto azzannare sovente le persone, divertendosi a quella vista. Ma le vere bestie, naturalmente, non erano i cani ma quegli uomini che se ne avvalevano in tal modo.
I cani in Afghanistan e Irak hanno salvato e salvano moltissimi soldati, ma salvano anche gli ex soldati. Molti veterani, ancora in servizio o no, dopo queste terribili esperienze si sono suicidati. Il loro numero è elevatissimo, anche se non divulgato come sarebbe il caso. Si chiudono in se stessi e non comunicano, non evidenziando il pericoloso livello di stress raggiunto. La terapia usata per aiutarli sono proprio i cani, che vengono regalati e mantenuti da apposite associazioni grazie a donazioni di enti e privati. Parrà strano ad alcuni, ma interagire con i cani, accarezzarli, giocarci e riceverne le sincere attenzioni che questi animali sono in grado di assicurare, ha un grande effetto rilassante. Sia nella zona di guerra che una volta in patria.

 

I cani in guerra. Da Tutankhamon a Bin Laden, di Giovanni Todaro, Airplane, 2011,
450 pagg., Euro 28,00, ISBN: 8883725131, ISBN-13: 9788883725135
www.gruppoperdisaeditore.it